27 set 2010

La giusta distanza

Karl Ove Knausgård
"Capire il mondo significa porsi a una certa distanza da esso. Ciò che è troppo piccolo per essere visto a occhio nudo, come le molecole e gli atomi lo ingrandiamo, ciò che è troppo grande, come i cumuli di nuvole, i delta dei fiumi, le costellazioni, lo rimpiccioliamo. Quando lo abbiamo ridotto alla portata dei nostri sensi, lo fissiamo. Ciò che abbiamo fissato, lo chiamiamo conoscenza. Per tutta l'infanzia e l'adolescenza ci sforziamo di stabilire la giusta distanza dalle cose e dai fenomeni. Leggiamo, impariamo, facciamo esperienze, rettifichiamo. Arriviamo quindi un giorno al punto in cui tutte le distanze necessarie sono state fissate, tutti i sistemi necessari sono stati stabiliti. E' allora che il tempo comincia ad andare più veloce. Non incontriamo più nessun ostacolo, tutto è stato fissato, il tempo scorre attraverso le nostre vite, i giorni scompaiono a gran velocità, prima di rendercene conto abbiamo quaranta, cinquanta, sessant'anni... Il senso ha bisogno di essere colmato, per colmarlo c'è bisogno di tempo, il tempo ha bisogno di incontrare resistenza. La conoscenza è distanza, la conoscenza è stabilità e nemica del senso."

16 set 2010

16 settembre: si riparte

Primo giorno di scuola: nuove sfide, percorsi diversi. Un altro anno e un altro cammino da percorrere.
Come un anno fa l'augurio di un anno scolastico pieno di sfide brillantemente vincenti

"Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale domandare a se stessi, il che (significherebbe) restare chiusi all'interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare rinchiuso come il Minotauro, traboccante d'impeto senza via d'uscita. La presenza del maestro che non ha abdicato ne si è dimesso indica un punto, l'unico verso il quale si indirizza l'attenzione. L'alunno si irrigidisce. Ed è in questo secondo momento che il maestro, con la sua tranquillità, ha da dare quel che gli sembra possibile, ha da trasmettere, prima ancora di un sapere, un tempo, uno spazio di tempo, un cammino di tempo. Il maestro deve giungere, come l'autore, per dare tempo e luce, gli elementi essenziali di ogni mediazione. (...)
Il maestro ha da essere colui che apre la possibilità, la realtà nel mondo della vita, della verità. Una conversione è il modo migliore di chiamare l'azione del maestro. L'iniziale resistenza che irrompe nelle aule, si converte in attenzione. La domanda comincia a dispiegarsi. L'ignoranza risvegliata è già intelligenza in atto e il maestro ha cessato di sentire la vertigine della distanza e il deserto della cattedra, prodigo, come tutti i deserti, di tentazioni. Ignoranza e sapere circolano e si risvegliano in misura uguale nel maestro e nell'allievo, che solo più tardi comincia a essere discepolo. Nasce il dialogo".

Marìa Zambrano

13 set 2010

Chi ama non ha tempo di morire

Roberto Piumini a Lector in fabula- Conversano 9 settembre 2010
Si  può parlare di vecchiaia, di morte, della paura di invecchiare, di morire a dei bambini ?
Sì, si può se a farlo è un omone barbuto con un vocione caldo e rassicurante, un omone che corrisponde perfettamente all'idea di "nonno che racconta storie ai nipotini accanto a un camino".
Perchè le storie servono a questo:  raccontare della vita, quella vera, vissuta, con le sue paure, difficoltà, prove, sfide. Una vita dove non sempre, come in tv, tutto finisce con un "e vissero felici e contenti".
E così un grande scrittore per bambini quale è Roberto Piumini, l'altro pomeriggio ha ammaliato un centinaio di bambini con il racconto "Il vecchio nel granaio". Un vecchio si rinchiude nel suo granaio pieno di granturco per paura di morire. Non si preoccupa di vivere e perisce così arso nel suo nascondiglio dalla Morte. Una lettura animata e condivisa con tanto di coro greco affidato proprio ai giovanissimi e attenti acoltatori. La lezione? Chi ama non ha tempo di morire. La paura di morire la si sconfigge con l'amore, amando, vivendo.
Segue poi una sfilza di domande sulla sua esperienza di scrittore e della sua vita da bambino.
Alla domanda "che cosa è leggere?"  Piumini risponde così:

Quando tu leggi tu pensi, immagini, ricordi. Il libro che leggi entra totalmente nella tua memoria, vive dentro te, appartiene totalmente a te." 
Per i bambini è stata un'esperienza straordinaria, per noi adulti, genitori, educatori una vera lezione sull' arte della narrazione,  del racconto.
E per concludere questo magico pomeriggio Piumini  regala una  chicca tratta dal suo ultimo libro "Cento ciao", una raccolta di cento "poesie bambine" :

 Ciao comodino,
armadio bambino.
E risate e applausi.

11 set 2010

Lector in fabula


In Italia 150 anni fa ci si pose il problema di formare "italiani d'alti e forti caratteri".
In Italia 60 anni fa italiani tracciarono il profilo ideale dell'Italia e degli italiani, maturato dalla concretezza della storia e delle esperienze crude di quella metà di secolo trascorsa.
In Italia la Costituzione viene invocata, sbandierata, indebolita, ferita.
In Italia sembra che il governo sia uno scettro svendibile e un'appendice di partito e le garanzie costituzionali si consumino nel conflitto delle "opposizioni".
In Italia l'orientamento tra nord e sud costituisce ancora un grosso problema.
E' un'Italia che manca all'appello, che fugge la storia mentre la scrive, e che ci fa incazzare.
In Italia oggi un uomo muore perchè credeva che fare il Sindaco fosse un impegno, un dovere e una missione.
In Italia oggi migliaia di studenti affrontano un test d'ammissione per strappare un'opportunità al futuro.
In Italia il calcio resterà sempre una grande passione, ma non è vero che mangiamo solo pasta e pizza e che suoniamo il mandolino.
In Italia Dante ha scritto il Purgatorio ma anche l'Inferno e il Paradiso.
In Italia oggi ci stiamo chiedendo chi siamo e cosa siamo alla ricerca di un'identità e delle ragioni di un'unità: l'Italia che c'è e l'Italia che manca, senza scettri nè corone, il racconto il paese che c'è e che non vuole mancare.
                              Serena Montanaro

10 set 2010

E se l'amore che avevo non sa più il mio nome...

Footfalls echo in the memory                                     
Down the passage which we did not take
Towards the door we never opened
Into the rose-garden. My words echo
Thus, in your mind.
                            But to what purpose
disturbing the dust on a bowl of rose-leaves
I do not know.
                     


                           Passi echeggiano nella memoria
                                lungo la via che non abbiamo preso
                                     verso la porta che non abbiamo aperto
                                                   per entrare nel roseto. Le mie parole echeggiano
           così, nella tua mente.
    Ma a che scopo
                                                    turbare la polvere su una ciotola di petali di rosa
io non so.

05 set 2010

L'ombra del vento

di Carlos Ruiz Zafòn
                                                       
Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza....
 (...) poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccagli davvero il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno.

Ambientato nella misteriosa Barcellona del 1945 è il racconto di un ragazzo che, venuto in possesso di un  libro custodito nel Cimitero dei Libri Sepolti, sarà travolto dal mistero che avvolge il romanzo.
Daniel, il ragazzo che prenderà il libro maledetto, scoprirà man mano i segreti che riguardano il libro e il suo  autore, Julian Carax e, soprattutto, constaterà l'inquietante parallelismo tra la propria vita e quella dell'autore maledetto.
Caduta anch'io, anche se mi fa onore una resistenza di quasi 9 anni essendo stato pubblicato nel 2001, nella trappola del tam-tam dei lettori, "del caso editoriale premiato da un incredibile successo di critica e pubblico in tutto il mondo" (ma come si fa a resistere a tanto?!), ora mi chiedo il perché di così tanto successo.
Bellissima l'idea del Cimitero dei libri Dimenticati, bella l'ambientazione in una Barcellona misteriosa e nebbiosa, apprezzabile una discreta costruzione storica, ma.. non c'è altro.
Prevedibile la trama, il gran mistero subito intuibile, personaggi così piatti da sembrare comparse, ad eccezione del barbone riabilitato che però viene così caricato di connotati caratterizzanti da venirne schiacciato. Sentimenti intrisi di melassa: amori impossibili ed eterni, amicizia tradita oppure assoluta, votata al martirio, vendetta cruenta e rabbiosa. Mancano dinamiche relazionali, evoluzioni dei personaggi, e in cambio ci sono tanti vuoti logici che rendono davvero improbabili personaggi e storie.
Mancano il talento, le armi del mestiere.
Eppure L'ombra del vento è  piaciuto  tanto e a tanti.
C'è qualcosa che mi sarà sfuggito o forse appartengo a quel minimo percentile impermeabile al fascino dei best-seller.
Resta tuttavia una lettura scorrevole, che non pretende grosso impegno dei neuroni cerebrali. Una lettura rilassante, da "sotto l'ombrellone", tra una nuotata e un bagno di sole.

03 set 2010

Prendere un borrelhapje a Maastricht

caffè sulla Piazza Vrijthof
Forse uno dei modi migliori per godere della bellezza di Maastricht è quello di sedersi ad uno dei tanti tavolini dei bar che si affacciano sulle piazze della città. Sedersi al bar, guardare il via vai di gente, sorseggiare una buona birra mentre le tante lingue differenti dei tuoi vicini si mescolano creando un' atmosfera giovane e frizzante, cosmopolita.
Non si può andare a Maastricht e non ordinare un borrelhapje, lo stuzzichino che si prende come aperitivo per accompagnare la birra. Ed ecco il nostro borrelhapje: un boccale di Heineken, tanto più buona di quella che si trova qui in Italia, accompagnata da bitterballen, ossia palline di carne bianca, impanata, croccante fuori e così morbida dentro da sciogliersi in bocca. Questi stuzzichini si trovano in tutti i caffè e si gustano accompagnandoli con un pizzico di mostarda.
E dopo l'aperitivo lo shopping nel centro storico, magari nei piccoli negozi tradizionali, winkeltjes.
Andreas, la mia guida d'eccezione, mi ha condotta in una piccola bottega, un vero scrigno. Ad accoglierci una bella olandesina che tra la luce calda e soffusa di tante candele, ci offriva scaglie di formaggio per guidarci nell'acquisto. Il profumo penetrante di formaggi, spezie, dolci   impregnava tutto il piccolo negozio di legno che sembrava essersi conservato nel tempo, quasi cristallizato  qualche secolo prima. Acquisto convinta un bel pezzo di graskas, il gouda di maggio. Il gouda è un formaggio di latte crudo, somiglia al nostro grana, ma è più burroso e si scioglie in bocca sprigionando un sapore delicato e deciso nello tempo. Il gouda di maggio, il graskas, è fatto con il primo latte fornito dalla mucca quando, terminato l'inverno, ritrova i suoi pascoli rigogliosi e nutrienti.
 E' il formaggio più gustoso e lo porto con me in Italia a rievocare la bellezza e la bontà di una terra generosa e fresca.

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