06 giu 2009

Dona Flor e i suoi due mariti

di Jorge Amado
Ho letto "Dona Flor e i suoi due mariti" dopo un percorso di letture belle ma sconvolgenti, dolorose. Leggerlo è stato come farsi una doccia fresca dopo una lunga giornata di fatica e sudore.
Una lettura fresca, leggera, solare, ironica che mi ha regalato il sorriso e la voglia di lasciarmi travolgere dal turbine voluttuoso di un samba irrefrenabile.
C'è tutto il Brasile con i suoi odori, sapori pungenti (il gusto piccante di ginepro, di pepe e di miele- il sale della vita- e la verità vera), colori vividi.
C'è il vocio incessante di strade popolate da vicine calorose, invadenti e pettegole; ci sono le sale da gioco dove perdere il tempo, il denaro e la stessa dignità; ci sono splendide mulatte dalle forme da mozzafiato che rallegrano i sensi e la vita.
C'è il Brasile con il suo carnevale, con il ritmo sfrenato del samba, i riti magici , le entità soprannaturali, maghi, indovini e cartomanti imbroglioni.
E c'è Dona Flor, mulatta di calda bellezza ed avvenenza, color di tè, dalle forme scultoree e lo sguardo languido.
Quanto è bella dona Flor! Quanto è fortunata Dona Flor!
Lei non dovrà scegliere tra l'amore fedele, devoto, rispettoso del suo secondo marito farmacista , metodico e ben organizzato ("un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto" è il suo motto) e l'amore passionale, travolgente e tormentato di Vadinho, primo marito, donnaiolo, mascalzone, seduttore e irresistibile amante appassionato.
Eh sì, per essere felici si deve sempre avere bisogno di due amori, perché uno non basta a riempire il cuore. L'amore tenero e rispettoso, nobile e rispettabile e l'amore sballato, impuro e ardente che fa soffrire e di fronte al quale non c'è possibilità di fuga.

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