28 set 2009

Per questo mi chiamo Giovanni

di Luigi Garlando

"Papà entrò in camera mia dopo cena. Seduto alla scrivania, stavo ripassando la lezione di storia. Eravamo arrivati a Garibaldi che libera tutta la mia Sicilia, poi a un certo punto riceve una lettera e risponde Obbedisco. Solo quello: Obbedisco. Era un punto che non mi risultava chiarissimo: perché doveva fermarsi e tornare indietro, visto che continuava a vincere battaglie su battaglie? Probabilmente, quando la maestra l’aveva spiegato in classe, mi ero distratto."

Inizia così un libro affascinante e commovente, destinato a lettori giovanissimi, ma consigliato a tutti.
 Attraverso la gita di un giorno per le vie di Palermo, un papà spiega al propro figlio, nato il giorno della strage di Capaci, 23 maggio 1992, perché fra tanti nomi ha scelto di chiamarlo proprio Giovanni. Tappa dopo tappa, si percorre la storia della vita di Giovanni Falcone e della sua lotta alla mafia. Usando un linguaggio nitido semplice, ricco di immagini e metafore che fanno presa sul giovane lettore, la mafia non è un concetto astratto, ma una realtà invisibile e nello stesso presente da combattere sin da ragazzi. Il mafioso è anche il bullo della scuola.

Il mostro può essere sconfitto solo da chi non accetta la sua legge ingiusta, fin dall'inizio. E' da piccoli che bisogna cominciare a dire no alla mafia.
Anche tu puoi già combattere la battaglia di Giovanni e farlo vincere. Se non accetti le ingiustizie, se difendi chi le subisce.
Questo il messaggio di speranza, l'appello rivolto ad ognuno di noi, l'eredità ricevuta da un uomo che, in nome dell'ideale della giustizia, ha dedicato tutta la sua vita a risvegliare la speranza. Falcone ha vinto nonostante Capaci perchè ha dato la speranza. La speranza di un riscatto senza precedenti. Quella speranza che padroneggia nei tanti biglietti e lettere appese sull'albero in via Notarbartolo numero 23, la casa di Giovanni e Francesca Falcone.

Giovanni Falcone amava dire "Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini".
  I ragazzi hanno gambe forti e tanta strada da fare, possono portare avanti le idee più degli altri.
Mi auguro che questo libro venga molto letto e commentato, nelle scuole, nelle famiglie. Perchè la mafia va combattuta subito, senza aspettare di diventare grandi. Perchè a forza di accettare l'ingiustizia, non vedrai più l' ingiustizia 

A Falcone, Borsellino e a tutti gli uomini che come loro hanno scelto di vivere da uomini e per questo ne hanno pagato il prezzo fino alle estreme conseguenze, va tutta la nostra profonda gratitudine. A noi resta però l'impegno di onorare la loro morte, ogni giorno. Giorno dopo giorno.
Per chi voglia saperne di più mi piace segnalare la Fondazione Falcone, nata per volontà dei familiari e tesa a coalizzare tutte le energie positive che in qualsiasi parte del mondo siano disponibili per sradicare dalla società la cultura mafiosa. Questo è l'obiettivo primario della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, un progetto di educazione alla legalità.

21 set 2009

REWIND

Quando il passato irrompe con violenza nella tua vita. Suoni, odori, volti ti trascinano in un vortice di sensazioni. Uno tsunami di emozioni.



E ancora ricordi...



"La vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.
E' come se le noti musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai... andrò alla ricerca del sempre nel mai.
La bellezza, qui, in questo mondo."   Qui, nel presente, ora.

di Muriel Barbery

18 set 2009

E la chiamano missione di pace


Kabul - 17 settembre 2009 -  ore 12.10 locali, ore 9.40 in Italia
Afghanistan, attacco ai militari italiani. Ancora un altro tributo di sangue.

Faccio mie le parole di Roberto Saviano nell'articolo pubblicato oggi su  la Repubblica.it
"Mi auguro che anche chi odia la guerra e ritiene ipocrita la sua ridefinizione in "missione di pace", possa fermarsi un attimo a ricordare questi ragazzi.
A provare non solo dolore per degli uomini strappati alla vita in modo atroce, ma commemorarli come sarebbe piaciuto a loro.
A onorarli come soldati e come uomini morti per il loro lavoro."

16 set 2009

Ragazzi volete il successo? Dovete studiare

Primo giorno di scuola per le piccole di casa e Roberta ritorna con una bellissima fotocopia incollata sulla prima pagina del suo nuovo quaderno di V classe.
Si tratta dello straordinario discorso che Barack Obama ha rivolto agli studenti americani  l'8 settembre per l'inizio dell'anno scolastico. Il testo  integrale lo potete leggere qui 
Bel modo di iniziare l'anno scolastico, un invito ad assumersi ognuno le proprie responsabilità: governo, insegnanti, genitori e studenti.
Riporto qui solo alcune frasi, come augurio per i ragazzi e fiducia nel futuro.

"Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ognuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi.
Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l'opportunità che vi offre l'istruzione.
Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo.
Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. Mi aspetto il massimo impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo."

Peccato che nel mio Paese non trovi nessun capo del governo o ministro che abbia l'autorevolezza di fare un discorso così. Oggi mi sento proprio xenofila!

Questo post partecipa al blogstorming

11 set 2009

I doni della vita

di Irene Némirovsky

"Alla fine c'è sempre...questa lunga vita...per la felicità dei ragazzi, mi affido alla Provvidenza, ma so bene che cosa, nella sua divina saggezza, la Provvidenza intende per felicità. Tante responsabilità, tante angosce e tante prove: insomma, i doni che la vita ci offre."
E responsabilità, angosce e prove percorrono la storia degli Hardelot e con loro si percorrono trent'anni di storia francese, da quelli che precedettero la 1° guerra mondiale a quelli che vedranno, nel momento stesso in cui Némirovsky racconta, l'occupazione della Francia da parte dei tedeschi. Un grande romanzo classico suddiviso in 30 capitoli e che si può considerare una sorta di prova generale del "Suite francese", la cui stesura Irene portava in parallelo.
Amo Némirovsky, amo la sua scrittura straordinaria, la sua penna tagliente e ironica, la sua acutissima capacità analitica nel tratteggiare profili psicologici e contesti sociologici. E fra tutti i libri della Némirovsky finora letti, amo particolarmente "I doni della vita" per il respiro più ampio, lo sguardo più profondo che si sposta dall'introspezione psicologica alle dinamiche relazionali dei personaggi, e per le tematiche complesse come quelle della vita, della morte, della guerra, dell'amore.
La gente aspettava la guerra come l'uomo aspetta la morte: sa che non le sfuggirà, gli sia concessa soltanto una proroga. "D'accordo, verrai, ma aspetta un po', aspetta che abbia costruito questa casa, piantato quest'albero, fatto sposare mio figlio, aspetta che non abbia più voglia di vivere".
E in queste pagine ho trovato tanta sofferenza, amarezza poiché
la memoria di un popolo è una cosa terribile (...) si ricorda di aver sofferto, ma non perché ha sofferto (...) e tutti i sacrifici sono stati inutili, che non c'è stato nessun vincitore..
ma ho trovato anche desiderio di sfidare il destino, di non arrendersi, di continuare ad aver voglia di vivere:
quella speranza, quel bambino, quella gioiosa sfida al destino:"Ah, ti burli di me, ma anch'io mi burlo di te!" (...) Vuoi distruggermi? E io vivo! Vuoi togliermi ogni speranza ? E allora guarda: io mi sposo, amo, mi godo la vita, ho un figlio! E più ti accanirai contro di me, più mi ostinerò!"
A turbare noi lettori c'è però la consapevolezza che, purtroppo, non basterà la forza d'animo e l'amore per la vita a salvare Némirovsky (morirà pochi mesi dopo la pubblicazione del romanzo nel lager di Auschwitz).
Come non rimanere sconvolti dal triste presagio:
La guerra finirà, finiremo anche noi, ma questi piaceri semplici e innocenti ci saranno sempre: la freschezza, il sole, una mela rossa, il fuoco acceso in inverno, una donna, dei bambini, la vita di ogni giorno...Il fragore, il frastuono delle guerre si spegneranno. Il resto rimane...Per me o per qualcun altro? Già. Per me o per qualcun altro? Quella avrebbe dovuto essere la domanda più importante, l'unica da porsi.
Un libro bellissimo, da leggere e meditare, un vero inno alla vita e ai suoi doni.

09 set 2009

Roald Dahl. Chi era costui?

Una mattina di settembre. Roberta entra nell'austera biblioteca del paese e candidamente chiede: "Vorrei prendere in prestito Il GGG di Roald Dahl"
L'impiegata della biblioteca: "Chi?"
Roby: "Roald Dalh."
"Roald Dahl...mai sentito. Comunque vado a dare un'occhiata allo schedario. No, in biblioteca non c'è nessun Roald Dahl."
Roberta sconsolata torna a casa senza il suo libro.
Ok, tocca a me. Accompagno la piccola in biblioteca. Suono il campanello. Sorriso non proprio spontaneo e ripeto la domanda di rito. L'impiegata, un po' scocciata, un po' sorpresa risponde che, come aveva già detto alla bambina, quel libro proprio non c'è. Insisto, cortesemente anche se avrei volentieri preso l'impiegata per l'orecchio e avvicinato il suo bel musino contro lo scaffale dei libri per ragazzi...ma siamo civili.
"Mi scusi, insisto. L'ultima volta che sono venuta ho visto il libro di Dahl proprio in questi scaffali"
Dopo una breve ricerca,
"Ah, eccolo! Era fra i libri non catalogati.."
"Lo so. Me l'ha detto anche l'aprile scorso quando sono venuta per I ragazzi della via Pal".
Già quella volta. Abbiamo cercato tutte e tre I ragazzi di via Pal, io, Roberta e la solita impiegata che all'improvviso esclamò trionfante: "Ecco trovato. La capanna di zio Tom!"
Ed io: "No, signora, cercavamo I ragazzi di via Pal..."

Eh già Roberta, come sono cambiati i tempi!
In quella stessa biblioteca, quando la tua mamma andava per prendere in prestito un libro da leggere l'estate, ad accoglierla c'era un burbero signore con vispi occhi cerulei e arruffati capelli bianchi. Alla domanda : "Vorrei leggere qualcosa di Pirandello" il burbero bibliotecario l' accompagnò per mano in un meraviglioso viaggio che, partendo dalle novelle giunse fino ai grandi capolavori. Un viaggio straordinario che le permise di apprezzare quel gigante che è Pirandello. Ogni volta che riportava in biblioteca il testo appena letto, lui, con un sorriso paterno e compiaciuto, le regalava il romanzo successivo.
Ma quelli erano altri tempi, Roberta.

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