02 lug 2009

Jezabel


di Irène Némirovsky

Il romanzo inizia dalla fine, dall’aula di tribunale a Parigi in cui si svolge il processo a Gladys Eysenach, accusata di aver ucciso il giovane Bernard Martin.
Le prime 46 pagine non costituiscono il primo capitolo, sono piuttosto un ouverture da melodramma. Leggendole si ha il privilegio di cogliere tutta la grandezza della Némirovsky, il suo talento nello scavare nell’animo umano, nel tratteggiare figure complesse e contorte, nel comporre dialoghi perfetti.

“Una donna entrò nella gabbia degli imputati. Nonostante il pallore, nonostante l'aria stanca e stravolta, era ancora bella; solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane. I capelli erano nascosti dal cappello nero. Con un gesto automatico si portò le mani al collo, cercando, probabilmente, le perle del lungo sautoir che lo ornavano un tempo, ma il collo era nudo; le mani esitarono; con un movimento lento e desolato lei si torse le dita e dal pubblico trepidante che seguiva con lo sguardo ogni suo minimo gesto si levò un sordo mormorio. «Si tolga il cappello» disse il presidente. «I giurati vogliono vederla in faccia». Lei se lo tolse, e di nuovo tutti gli sguardi si appuntarono sulle sue mani nude, piccole e dal disegno perfetto. La sua cameriera, seduta in prima fila fra i testimoni, si protese istintivamente in avanti, come per andarle in aiuto, poi riacquistò la consapevolezza della situazione e, confusa, arrossì.”

A pagina 47, con il capitolo uno, la storia si riavvolge su se stessa e comincia dall’inizio, dando un ordine ai fatti, mettendo insieme i pezzi del puzzle.

"Gladys aveva della propria bellezza una consapevolezza profonda, che non l’abbandonava mai e le dava una pace interiore in ogni momento della giornata. La sua vita era semplice: vestirsi, piacere, incontrare un uomo innamorato, e poi ancora vestirsi, piacere...".

Questa è Gladys, la protagonista di Jezabel, la seduttrice, la mangiatrice di uomini.

“Lei amava proprio questo, e proprio questo la eccitava: provare costantemente a se stessa il suo dominio sugli uomini.. Quando i suoi pensieri correvano alla vecchiaia, questa le sembrava ancora così lontana che la guardava in faccia senza tremare, e si figurava che per lei la morte sarebbe arrivata prima della fine del piacere."

Leggere questo breve romanzo è stata un’ulteriore conferma dello straordinario talento della Némirovsky, della sua impeccabile capacità di scrittura.
Adoro lo stile di questa scrittrice, la sua assoluta padronanza di linguaggio, la sua maestria nello sviluppare i dialoghi. Riesce a catturare il lettore nel vortice della sua scrittura e chiudendo il libro, resta in bocca la piacevole consapevolezza di aver gustato un pregiato champagne millesimato.
Stephen Vizinczey afferma "I grandi scrittori non sono quelli che ci dicono di non giocare col fuoco, ma quelli che ci bruciano le dita."
Irène Némirovsky sta bruciando tutte le mie...

P.S. Gladys-Jezabel mi ricorda tanto un certo personaggio sceso in campo della politica...

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