5 ago 2010

Il mare

E' qualcosa di più di un elemento della Natura, il mare. E' una forza che vive nell'anima di chi come me ogni giorno poteva sentirlo, annusare il suo odore.
Il mare incazzato d'inverno, verde grigio spumoso con onde impetuose che vanno ad infrangersi sugli scogli. Ogni onda è un urlo, un lamento, una lacerazione, l'eco della tua rabbia. Un mare che nessuno cerca, un mare solo tuo, un mare vero.
Il mare calmo melanconico dei primi giorni di autunno, quando non vuoi tornare a casa. Il mare degli addii, delle stagioni finite, dei ricordi felici e la consapevolezza di qualcosa che è stato e non sarà più.
Il mare  sonnacchioso e luminoso dell'alba, quando nel silenzio ovattato della città che lentamente si sveglia,  regala  solo a te un'esplosione di colori e luci. La promessa di un giorno radioso, la voglia di cominciare, l'allegria di esistere.
Il mare notturno che abbraccia la luna, silenzioso, calmo come chi ha tanto vissuto e ora cerca solo il silenzio.
Il mare degli amori, delle carezze rubate, dei baci di chi crede ai "per sempre".

Da tempo non vivo più vicino al mio mare, non sento più la sua presenza, l'odore dolce e pungente, i lampi spumeggianti di luce diamantina, l'eco delle onde che si schiantano sugli scogli ogni anno più dolci.
Quando ritorno però ho quasi l'impressione che mi stia aspettando. Accoglie il mio sguardo, lo avvolge, lo fa riposare.
Non ci sono ostacoli, interruzioni, lo sguardo si appoggia lontano, l'orizzonte è l'infinito.

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La foto e il video sono miei...

8 mag 2010

madre



Mamm' Emilia

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso
a te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.

Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

IL CONTRARIO DI UNO - ERRI DE LUCA

1 mag 2010

C'era una volta la festa dei lavoratori....

Dedicato a quando il lavoro era fonte di vita, riferimento dell'identità, motivo di orgoglio. Mentre oggi l'evento sindacale più significativo e partecipato, per celebrare il Primo Maggio, non è una manifestazione rivolta ai lavoratori. Ma il tradizionale concertone rock che si svolge in Piazza San Giovanni, a Roma. Affollata da una massa enorme di giovani. Per una volta, insieme. Per una volta, visibili. Normalmente isolati, intermittenti, frantumati, custoditi, controllati. Normalmente invisibili. Come il lavoro. ILVO DIAMANTI


Dov'è la festa?   >>

12 apr 2010

La lingua passata

Alcuni detti, proverbi, espressioni idiomatiche dell'antica tradizione contadina pugliese: frutto della cultura orale, specchio della sapienza popolare.
Ne riporto qua alcune espressioni riguardanti il mese di Aprile, per puro gioco e un pizzico di curiosità.

Abbrèile jàcque a vvarèile,  aprile acqua a barile (pioggia abbondante per un buon raccolto)

Abbrèile ôgne aggìjiedde fôsce u nèite, ôgni ffemene pjôsce o marèite, ad aprile ogni uccello fa il nido, ogni donna piace al marito (il risveglio primaverile...)

Màrze chjòve, abbrèile ca nò mmanghe, môsce jìune i bbone, a marzo piove sempre, ad aprile un po' meno (purchè non manchi un po' di pioggia), a maggio (basta) un buon acquazzone (per i campi, ideale irrigazione naturale per un buon raccolto).

U prèime abbrèile se pìggjene pe ffijesse i menghjarèile, il primo aprile ci si burla degli stupidi.

7 apr 2010

Tango Sensations

Un invito a teatro tanto inaspettato quanto gradito. Se poi si tratta di un teatro storico e tu non ci sei mai stata in un TEATRO VERO e i biglietti per due sono per un palco, e sei lì per ascoltare proprio quella musica che da sempre ti dà i brividi e se a regalarti quest' emozione è proprio tuo figlio, allora sì che tocchi il cielo con un dito.

Un regalo meraviglioso: Manuel Barrueco, straordinario musicista cubano, tra i migliori chitarristi classici di sempre che suona per buona parte in compagnia del prestigioso Cuarteto latinoamericano, fondato in Messico da tre fratelli Bitràn - Saul e Aròn, violinisti e Alvaro violoncellista - insieme al violista Javier Montiel.
E' musica travolgente che unisce la vena esotica della chitarra alla classicità del quartetto d'archi creando qualcosa di straordinario dove il ritmo africano si sposa alla melodia europea. Serata indimenticabile anche per la prima esecuzione europea de"Inca Dances per chitarra e quartetto d'archi" di Lena Frank.
E poi Astor Piazzolla, la poesia flebile del tradizionale tango popolare che ha unito Americhe ed Europa. Struggente la Milonga del Angel, quella danza di Buenos Aires di fine ottocento da cui è nato il Tango. Tango sensationes: malinconia e ansietà che culminano nei fragorosi ritmi del dialogo archi/chitarra (in Piazzolla bandoneon) un arrangiamento che non ha nulla da temere, anzi.
E per ultimo Libertango...l'emozione si fa musica.


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