È mattina presto, e le ombre degli alberi si allungano oltre le radici, eppure la monotona pianura polacca già boccheggia sotto un sole cocente. Gli alberi tozzi e storti ai bordi della strada sembrano trasformati in pietre. Non un fremito di ramoscelli, non un fruscio di foglie. Non si ode un solo canto d’uccello. Anche i vecchi mulini a vento sono pietrificati; le loro braccia antiche, rattoppate con tegole sottili di ardesia e assicelle rinsecchite, sono immobili. Solo dai prati riarsi si leva l’incessante frinire dei grilli, interrotto di tanto in tanto dallo zillare delle cavallette simile al rumore di un tosaerba. In cima a un mucchio di fieno una cicogna ritta su una zampa sola dorme sopraffatta dalla stanchezza e dalla calura. ![]() |
Israel J. SINGER, A oriente del giardinodell’Eden (tit. inglese East of Eden), traduzione
dall’inglese di Marina Morpurgo, pp.477, Bollati
Boringhieri, 2015
Il romanzo della disillusione
Un magnifico affresco di un'epoca, quella dei primi decenni del Novecento, attraverso personaggi che restano nel cuore e nella mente.
Ambientato nella prima parte negli umili villaggi di campagna della Polonia, poi nei quartieri popolari di Varsavia e per finire nelle tristissime periferie di Mosca.
Protagonisti sono gli umili ebrei polacchi e le loro illusioni e disillusioni.
Mattes, il capofamiglia, povero venditore ambulante piegato dalla miseria e da un'ortodossia religiosa che segna la sua vita e le sue scelte, quando finalmente, dopo una sfilza di femmine, avrà un figlio maschio, Nacham ("il consolatore"), crederà di esser stato premiato dalla sua fede incrollabile. Sogna di farne un dotto e rispettabile rabbino che riscatterà l'onore di tutta la famiglia.
Ma Nacham erediterà dal padre sì il sogno, l'illusione, ma non sarà la fede bensì l'ideologia, la fede politica a plasmare la sua vita.
Padre e figlio pagheranno ad alto prezzo le loro illusioni, annientati da delusioni devastanti. Entrambi rispecchiano l'inadeguatezza del vivere, mentre saranno i personaggi femminili, le donne, figlie, sorelle, mogli a farsi carico di tutto il peso della quotidianità, della vita reale.
Come dimenticare la coraggiosa e instancabile Scheindel o la laboriosa Hannah e tante altre figure che pullulano in questo mondo yiddish così meravigliosamente raffigurato?
Il protagonista, Nachman , è il ritratto dello smarrimento, di chi non può più tornare indietro alla fede dei padri. È il ritratto del tentativo fallito di sostituire la ferrea fede di ieri con il sogno della rivoluzione socio-politica dell'oggi. Finirà con il vagare in una terra di nessuno, fuori dalla terra promessa, dall'Eden incarnando quella dimensione dell'esiliato così peculiare dell'uomo del Novecento e degli ebrei orientali in particolare.
Una lettura straordinaria che da tempo cercavo. Sicuramente fonte preziosa di arricchimento e chiaro esempio di sano Slow Reading grazie anche alla magistrale traduzione di Marina Morpungo.
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22 mag 2015
A oriente del giardino dell'Eden di Israel J.Singer
20 set 2013
Un'ombra ben presto sarai
di Osvaldo Soriano
Caminito que el tiempo ha borrado,
que juntos un día nos viste pasar,
he venido por última vez,
he venido a contarte mi mal.
Caminito que entonces estabas
bordado de trébol y juncos en flor,
una sombra ya pronto serás,
una sombra lo mismo que yo.
Desde que se fue
triste vivo yo,
caminito amigo,
yo también me voy.
Desde que se fue
nunca más volvió.
Seguiré sus pasos...
Caminito, adiós.
Caminito que todas las tardes
feliz recorría cantando mi amor,
no le digas, si vuelve a pasar,
que mi llanto tu suelo regó.
Caminito cubierto de cardos,
la mano del tiempo tu huella borró...
Yo a tu lado quisiera caer
y que el tiempo nos mate a los dos.
Mi hai fregato, Soriano; mi hai fregato alla grande.
Sono giorni che ho finito di leggere questo tuo libro; ho ancora provato a iniziare a leggere altro, ma non funziona. Non riesco a liberarmi di te.
Continuo a pensare a cosa resta delle mie illusioni, e non parlo solo delle illusioni sfocate del passato, mi riferisco a quelle di una manciata di mesi fa, a quelle dell’altro ieri.
Credo che non me ne siano rimaste.Una volta mi sono innamorata in maniera disperata. Mi sarei uccisa per lui?Mi vedi, sono ancora qui. Allora devo tirar fuori qualcosa di meglio. Deve essere un bel ricordo.
E già, avrò barattato le illusioni con i ricordi. Deve bastarmi.
La verità è che ho fatto il salto senza rete e siccome sono caduta male me ne sono andata senza salutare. Perché c’è un momento prima che lo spettacolo diventi grottesco,vero Soriano? Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa.
Peccato che io non sia un’artista. Devo essermi solo persa. Come
dici, Soriano?
Sulla strada, quando tutto sembra perduto, rimane sempre un’ultima manovra. Un colpo di volante, una rallentata ,qualcosa, ma mai il freno. Si tocca il freno ed è finita.
Allora deve essere andata così.. avrò toccato il freno.
Che colpo basso mi hai tirato, Soriano. Un gran fottuto colpo basso.
¡Hasta luego, escritor! Ora devo riprendere fiato.
Caminito que el tiempo ha borrado,
que juntos un día nos viste pasar,
he venido por última vez,
he venido a contarte mi mal.
Caminito que entonces estabas
bordado de trébol y juncos en flor,
una sombra ya pronto serás,
una sombra lo mismo que yo.
Desde que se fue
triste vivo yo,
caminito amigo,
yo también me voy.
Desde que se fue
nunca más volvió.
Seguiré sus pasos...
Caminito, adiós.
Caminito que todas las tardes
feliz recorría cantando mi amor,
no le digas, si vuelve a pasar,
que mi llanto tu suelo regó.
Caminito cubierto de cardos,
la mano del tiempo tu huella borró...
Yo a tu lado quisiera caer
y que el tiempo nos mate a los dos.
Mi hai fregato, Soriano; mi hai fregato alla grande.
Sono giorni che ho finito di leggere questo tuo libro; ho ancora provato a iniziare a leggere altro, ma non funziona. Non riesco a liberarmi di te.
Continuo a pensare a cosa resta delle mie illusioni, e non parlo solo delle illusioni sfocate del passato, mi riferisco a quelle di una manciata di mesi fa, a quelle dell’altro ieri.
Credo che non me ne siano rimaste.Una volta mi sono innamorata in maniera disperata. Mi sarei uccisa per lui?Mi vedi, sono ancora qui. Allora devo tirar fuori qualcosa di meglio. Deve essere un bel ricordo.
E già, avrò barattato le illusioni con i ricordi. Deve bastarmi.
La verità è che ho fatto il salto senza rete e siccome sono caduta male me ne sono andata senza salutare. Perché c’è un momento prima che lo spettacolo diventi grottesco,vero Soriano? Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa.
Sulla strada, quando tutto sembra perduto, rimane sempre un’ultima manovra. Un colpo di volante, una rallentata ,qualcosa, ma mai il freno. Si tocca il freno ed è finita.
Che colpo basso mi hai tirato, Soriano. Un gran fottuto colpo basso.
¡Hasta luego, escritor! Ora devo riprendere fiato.
18 set 2012
Il naufragio - morte nel Mediterraneo
Due anime convivono parimenti in questo libro: l’anima del grande giornalismo di inchiesta, fatto di indagini e studio dei fatti processuali e l’anima della grande narrativa capace di scatenare nel lettore emozioni quali rabbia, empatia, vergogna e soprattutto rivendicazione di verità e giustizia.
Il naufragio è quello noto come il naufragio del venerdì santo quando nel Canale d'Otranto alle 17.56 del 28 marzo 1997 una piccola motovedetta albanese Kater i Rades viene speronata per due volte da un’altra imbarcazione, la Sibilla, corvetta della Marina militare italiana provocandone l'affondamento.
Morirono 81 persone. Uomini, donne, bambini. Trentuno di loro avevano meno di sedici anni. Molti erano nuclei famigliari.
Leogrande restituisce la voce a chi non ne ha più: ha ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, è stato in Albania per capire e per raccontare la loro storia.
Come scrive Leogrande
Un naufragio è solo apparentemente un fatto collettivo. Lo è solo nel racconto storico dell’evento, o nella sua percezione giornalistica. Un naufragio è invece la somma di tanti abissi individuali, privati, ognuno dei quali è incommensurabile, intraducibile, mai pienamente narrabile.
Però lui è riuscito a narrare alla grande.
30 nov 2011
La mia recensione pubblicata su "Corriere della Sera"
Una gioia inaspettata, autostima alle stelle...per un po'.
Bella emozione leggere la propria recensione sul supplemento culturale del Corriere della Sera "La Lettura".
Bella emozione leggere la propria recensione sul supplemento culturale del Corriere della Sera "La Lettura".
![]() |
| pagina 20 de "La Lettura" del Corriere della Sera del 27 novembre 2011 |
In fondo a sinistra , nell'angolo de "La recensione dei lettori" è stata pubblicata la mia recensione di "Cecità" di Saramago, già postato in questo blog qualche tempo fa. Qui il post
Una bellissima sorpresa di una domenica mattina di fine autunno.
15 ott 2011
A proposito di Calvino...
Italo Calvino era un uomo di poche parole, quasi brusco. Un po' per timidezza, un po' per abitudine al silenzio o forse un riflesso di difesa nei confronti di genitori autoritari. Del resto lui stesso aveva scritto: "la parola è una cosa gonfia, molle, un po' schifosa, mentre ogni tipo di comunicazione dovrebbe essere improntata a un criterio di precisione, d'economicità."Ecco un aneddoto.
Nella primavera del 1984 Calvino è a Siviglia con sua moglie Esther Judith Singer (affettuosamente chiamata Chichita), argentina di nascita. In un albergo della città Jorg
e Luis Borges, cieco da tempo, incontra degli amici. Arrivano anche Calvino e sua moglie. Mentre Chichita conversa amabilmente con Borges, il nostro scrittore si tiene come al solito in disparte, tanto che la moglie ritiene opportuno avvertire: " Borges, c'è anche Italo..."Appoggiato al bastone, Borges solleva in alto il mento e dice: " L' ho riconosciuto dal silenzio".
24 lug 2011
Mapping the summer
Estate: tempo di viaggi, tempo di letture.
Allora perché non coniugare entrambe le passioni?
Un luogo, un libro, una mappa di letture estive, ma anche no.
Visualizza Mapping the summer in una mappa di dimensioni maggiori
Allora perché non coniugare entrambe le passioni?
Un luogo, un libro, una mappa di letture estive, ma anche no.
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14 giu 2011
Il primo vero libro regalatomi dai miei
(Sentita sul marciapiede davanti all'ingresso della libreria.)
Bambino: "Papà, mi compri un libro?"
Papà: "No. Hai già la Wii."
Questo post letto in uno dei miei blog preferiti, l'apprendista libraio, (un luogo straordinario per farsi due belle e sane risate), mi ha trasportata lontano nel tempo, quando un libro ben rilegato poteva fare il suo bel figurone come regalo per un'occasione importante, perfino per festeggiare una Prima Comunione.
E allora perchè non fare un viaggio nel tempo e ricordare quale è stato il libro, il primo o il più prezioso, quello che ci è stato regalato o magari tramandato da nostro padre o da nostra madre . Qual è stato il primo vero libro che con orgoglio abbiamo sistemato sullo scaffale della libreria di casa liberato apposta per noi perchè diventasse anche la nostra libreria?
In seguito un sondaggio dove ho raccolto alcuni titoli, sicuramente non esaustivo e.. meno male!
Come sarebbe bello poi leggere i vostri titoli e magari le storie legate al vostro primo vero libro.
Bambino: "Papà, mi compri un libro?"
Papà: "No. Hai già la Wii."
Questo post letto in uno dei miei blog preferiti, l'apprendista libraio, (un luogo straordinario per farsi due belle e sane risate), mi ha trasportata lontano nel tempo, quando un libro ben rilegato poteva fare il suo bel figurone come regalo per un'occasione importante, perfino per festeggiare una Prima Comunione.
E allora perchè non fare un viaggio nel tempo e ricordare quale è stato il libro, il primo o il più prezioso, quello che ci è stato regalato o magari tramandato da nostro padre o da nostra madre . Qual è stato il primo vero libro che con orgoglio abbiamo sistemato sullo scaffale della libreria di casa liberato apposta per noi perchè diventasse anche la nostra libreria?
In seguito un sondaggio dove ho raccolto alcuni titoli, sicuramente non esaustivo e.. meno male!
Come sarebbe bello poi leggere i vostri titoli e magari le storie legate al vostro primo vero libro.
Il primo vero libro regalatomi dai miei...
1 apr 2011
Orgoglio e pregiudizio
di Jane Austen
Matrimoni, patrimoni, intrighi, fatti e personaggi di indubbia universalità resi indimenticabili da una struttura narrativa perfetta. Tutte le tensioni si creano e si risolvono nei dialoghi: tra più persone, tra due persone, con sé stessi, nello scambio epistolare. E' un romanzo che ho letto divertendomi tantissimo, con il sorriso sulle labbra e mai ho rischiato di annoiarmi.
La Austen ha piena padronanza del dono forse più prezioso per un romanziere: mantenere sempre alta l'attenzione del lettore. Se dovessi dichiarare quale è il leit motiv che, a mio parere, pervade "Orgoglio e pregiudizio" direi senz'altro l'ironia. Personaggi ritratti con grande maestria, prima fra tutti l'ossequioso e untoso Mr Collins , la stupida Mrs Bennet, ritratti con spietata arguzia ormai sono entrati a pieno titolo nell'immaginario collettivo di noi lettori.
Protagonisti l'affascinante e fiera Elizabeth che fa innamorare di sé l'orgogoglioso e inafferrabile Mr Darcy. Un amore contrastato dalle convenzioni sociali, dalla differenza fra classi sociali, i draghi che il bel tenebroso dovrà sconfiggere per rivendicare il diritto di scelta, il diritto alla felicità. E forse la questione della libertà individuale, il diritto di scelta sono le coordinate entro cui si muove Elizabeth e fanno di "Orgoglio e pregiudizio" un romanzo moderno, dal taglio universale.
Fatti e personaggi sono plasmati dall'ironia della voce narrante permettendo a una trama così decisamente romantica di non scivolare nel sentimentalismo, nella melassa e la rende una lettura capace ancora oggi, a distanza di due secoli, uno dei romanzi più amabili che io abbia mai letto.
Consiglio di vedere la bellissima trasposizione cinematografica di Joe Wright : meravigliosa nella sua fedeltà a non stravolgere il romanzo. La produzione è completamente inglese. Perfetta Keira Knightley nel ruolo di Elizabeth, impertinente e bella. Perfetto, e affascinante come richiede la parte, Matthew Macfadyen nel ruolo di Mr Darcy. Perfetta la ricostruzione degli ambienti e dei costumi e la capacità di offrire allo spettatore immagini e paesaggi incantevoli. Forse Wright ha accentuato l’elemento romantico e sentimentale, lasciando in secondo piano quello ironico di Jane Austen, ne risulta comunque una produzione cinematografica che riesce a incantare ed emozionare.
Molto bella la colonna sonora del film di Dario Marianelli, evocativa e dolcissima, che ha Jean-Yves Thibaudet al pianoforte accompagnato dalla English Chamber Orchestra. Una colonna sonora che mi delizio di acoltare frequentemente, anche adesso mentre sto scrivendo questo mio post...Uno dei pezzi che più amo è "Darcy's letter", di una bellezza struggente.
It is a truth universally acknoledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wifeQuesto il geniale incipit del romanzo più famoso di Jane Austen e subito sono messa in guardia: mi spetta un bel romanzo ironico e anticonvenzionale che ritrae un mondo in miniatura, quello della provincia inglese dell'Inghilterra fra fine Settecento e inizio Ottocento.
Matrimoni, patrimoni, intrighi, fatti e personaggi di indubbia universalità resi indimenticabili da una struttura narrativa perfetta. Tutte le tensioni si creano e si risolvono nei dialoghi: tra più persone, tra due persone, con sé stessi, nello scambio epistolare. E' un romanzo che ho letto divertendomi tantissimo, con il sorriso sulle labbra e mai ho rischiato di annoiarmi.
La Austen ha piena padronanza del dono forse più prezioso per un romanziere: mantenere sempre alta l'attenzione del lettore. Se dovessi dichiarare quale è il leit motiv che, a mio parere, pervade "Orgoglio e pregiudizio" direi senz'altro l'ironia. Personaggi ritratti con grande maestria, prima fra tutti l'ossequioso e untoso Mr Collins , la stupida Mrs Bennet, ritratti con spietata arguzia ormai sono entrati a pieno titolo nell'immaginario collettivo di noi lettori.
Protagonisti l'affascinante e fiera Elizabeth che fa innamorare di sé l'orgogoglioso e inafferrabile Mr Darcy. Un amore contrastato dalle convenzioni sociali, dalla differenza fra classi sociali, i draghi che il bel tenebroso dovrà sconfiggere per rivendicare il diritto di scelta, il diritto alla felicità. E forse la questione della libertà individuale, il diritto di scelta sono le coordinate entro cui si muove Elizabeth e fanno di "Orgoglio e pregiudizio" un romanzo moderno, dal taglio universale.
Fatti e personaggi sono plasmati dall'ironia della voce narrante permettendo a una trama così decisamente romantica di non scivolare nel sentimentalismo, nella melassa e la rende una lettura capace ancora oggi, a distanza di due secoli, uno dei romanzi più amabili che io abbia mai letto.
Consiglio di vedere la bellissima trasposizione cinematografica di Joe Wright : meravigliosa nella sua fedeltà a non stravolgere il romanzo. La produzione è completamente inglese. Perfetta Keira Knightley nel ruolo di Elizabeth, impertinente e bella. Perfetto, e affascinante come richiede la parte, Matthew Macfadyen nel ruolo di Mr Darcy. Perfetta la ricostruzione degli ambienti e dei costumi e la capacità di offrire allo spettatore immagini e paesaggi incantevoli. Forse Wright ha accentuato l’elemento romantico e sentimentale, lasciando in secondo piano quello ironico di Jane Austen, ne risulta comunque una produzione cinematografica che riesce a incantare ed emozionare.
Molto bella la colonna sonora del film di Dario Marianelli, evocativa e dolcissima, che ha Jean-Yves Thibaudet al pianoforte accompagnato dalla English Chamber Orchestra. Una colonna sonora che mi delizio di acoltare frequentemente, anche adesso mentre sto scrivendo questo mio post...Uno dei pezzi che più amo è "Darcy's letter", di una bellezza struggente.
15 mar 2011
Il grande Gatsby
![]() |
| Il grande Gatsby |
Se la letteratura ha come pregio quello di acuire le nostre percezioni, far sentire la complessità della vita e degli uomini, difenderci dall'ipocrisia e dalla meschina certezza dei nostri giudizi che spesso hanno il fetore della condanna, se la letteratura è anche questo, sicuramente "Il grande Gatsby" è uno dei romanzi più straordinari che io abbia letto finora.
Non si può non rispecchiarsi in Nick, l'io narrante, e non provare una certa empatia per Gatsby, l'ideale del sogno americano, l'uomo nato dal nulla e fattore del proprio destino. Il sogno americano: la promessa del futuro, a differenza di noi vecchi europei che abbiamo un passato con cui dobbiamo continuamente confrontarci. Povero e per questo respinto dalla ragazza più desiderata che gli preferisce il brillante e ricco signorotto, Gatsby sin da adolescente sa ciò che vuole essere e venderà persino l'anima per realizzare il suo sogno: diventare sfarzosamente ricco per conquistare Daisy, la ragazza dai modi affettati e dalla voce "full of money", volubile e inafferrabile come lo sono i sogni.
E infatti "Il grande Gatsby" acquista valenza di universalità proprio quando incarna l'illusione di realizzare il sogno. I sogni sono puri finchè c'è il desiderio, etereo, evanescente che li renderli grandi. Ma i sogni sono ideali perfetti e quando si cerca di sovrapporli a una realtà, che per sua natura è imperfetta, incompleta, in continuo divenire, il sogno si distrugge e spesso trascina nel suo vuoto lo stesso autore.
C'è un'immagine in questo romanzo che resterà senz'altro per sempre nel mio immaginario: il colore verde.
Verde, come ci dice lo stesso Fitzgerald, è il colore dell'America, così come la videro gli europei che vi sbarcarono per la prima volta; verde è il colore dei dollari; è il colore del"via libera", del permesso di partire.
Verde è la luce che illumina il pontile della casa di Daisy. Quando Nick incontra Gatsby per la prima volta, lo vede solo nell'oscurità con le braccia protese verso quella luce verde, in direzione dell'estremità del molo dove era la casa di Daisy, quasi ad abbracciare idealmente il sogno di tutta la sua vita.
Ed empaticamente, anche noi, come Gatsby siamo incapaci di resistere al richiamo della luce verde..
Pensai, mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, allo stupore di Gatsby la prima volta che vide la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle(...)Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia...e una bella mattina… Cosi continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."
3 gen 2011
Un incipit al mese: Gennaio
Continuamo la rubrica "Un incipit al mese".
Ho voluto iniziare il nuovo anno alla grande con la lettura di un classico della letteratura russa:
Ho voluto iniziare il nuovo anno alla grande con la lettura di un classico della letteratura russa:
Nell'androne d'una locanda della città di N., capoluogo di governatorato, entrò una graziosa, piccola vettura a molle, di quelle in cui viaggiano gli scapoli: tenenti colonnelli a riposo, capitani in seconda, proprietari di campagna che possiedono un centinaio d'anime di contadini: in una parola, tutti quelli che si dicono signori di mezza taglia. Nella carrozza sedeva un signore, che non era proprio un bell'uomo, ma non era neppure di brutto aspetto, né troppo grosso né troppo esile; non si poteva dire che fosse anziano, ma neppure, d'altronde, che fosse troppo giovane. Il suo arrivo non sollevò in città il minimo scalpore, e non fu accompagnato da alcunché di singolare: solo due mužík russi, piantati sulla porta d'un'osteria di faccia alla locanda, fecero qualche osservazioncella, che si riferiva del resto piuttosto alla carrozza, che non a colui che vi sedeva dentro. – Non vedi? – disse uno dei due. – Guarda che ruota! Che dici, tu: ci arriverebbe quella ruota lí, mettiamo caso, fino a Mosca, o non ci arriverebbe? – Ci arriverebbe, – rispose l'altro. – Ma fino a Kazàn', dico io, mica ci arriverebbe? – Fino a Kazàn' non ci arriverebbe, – rispose l'altro; e con questo la conversazione ebbe termine. C'è ancora da aggiungere che nel momento in cui la carrozza s'accostava alla locanda, un giovanotto s'era trovato a passare, in bianchi calzoni di bambagino assai stretti e corti, con un frac che aveva grandi pretese di moda, e lasciava risaltare la pettina della camicia, chiusa da una spilla di Tula con pistola di bronzo. Il giovanotto s'era voltato indietro, aveva guardato la carrozza, s'era acchiappato con la mano il berretto, lí lí per volar via con una ventata, e se n'era andato per la sua strada.Nicolaj Gogol', LE ANIME MORTE - traduzione di Nicoletta Marcialis - La Biblioteca di Repubblica 2004 - Gruppo Editoriale L'Espresso
1 dic 2010
Un incipit al mese: Dicembre
Continuiamo con la rubrica un incipit al mese, ovvero un post dedicato alla trascrizione delle prime righe del libro che ho in lettura. Un post al mese, ogni primo giorno del mese.
Questo mese sto leggendo un libro di uno scrittore che amo particolarmente. Appena letto le prime righe è stato come riabbracciare un vecchio e caro amico.
Ho ritrovato la vecchia atmosfera, lo stile asciutto e pulito, l'autoironia leggera e melanconica, i flashback nel passato, le citazioni, il background musicale. Sì, leggere questo romanzo, come del resto ogni libro di questo scrittore, mi dà lo stesso dolce piacere di quando prendo un tè con una vecchia amica del liceo.
Dicembre - secondo incipit da "Le perfezioni provvisorie" di Gianrico Carofiglio
Gianrico Carifiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio editore Palermo
Questo il libro che sto leggendo, e il tuo?
Questo mese sto leggendo un libro di uno scrittore che amo particolarmente. Appena letto le prime righe è stato come riabbracciare un vecchio e caro amico.
Ho ritrovato la vecchia atmosfera, lo stile asciutto e pulito, l'autoironia leggera e melanconica, i flashback nel passato, le citazioni, il background musicale. Sì, leggere questo romanzo, come del resto ogni libro di questo scrittore, mi dà lo stesso dolce piacere di quando prendo un tè con una vecchia amica del liceo.
Dicembre - secondo incipit da "Le perfezioni provvisorie" di Gianrico Carofiglio
Tutto cominciò con un'innocua telefonata di un vecchio compagno di università.
Sabino Fornelli fa l'avvocato civilista. Quando un suo cliente ha un problema penale, lui chiama me, mi passa il caso e poi non vuole saperne più niente. Come molti civilisti, pensa che gli uffici giudiziari penali siano posti malfamati e pericolosi, e preferisce tenersene alla larga.
Un pomeriggio di marzo, mentre ero impegnato a studiare un ricorso che avrei dovuto discutere il giorno dopo in cassazione, Sabino Fornelli mi chiamò. Erano parecchi mesi che non ci sentivamo
«Ciao Guerrieri, come stai?».
«Bene, e tu?».
«Come sempre. Mio figlio è andato a farsi tre mesi di scuola negli Stati Uniti».
«Bello. Ottima idea, avrà qualcosa da ricordarsi».
«Anch'io avrò qualcosa da ricordarmi: da quando è partito mia moglie mi massacra con la sua ansia, e io sto per diventare pazzo».
Gianrico Carifiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio editore Palermo
Questo il libro che sto leggendo, e il tuo?
30 ott 2010
Scrivi dieci righe...leggi, commenta.
Segnalo volentieri questo sito: diecirighedailibri progettato per invogliare alla lettura. Un sito per leggere, scrivere, commentare.
Come funziona? Dopo una velocissima registrazione, l'utente scrive le 10 righe che più sono piaciute tratte direttamente da un libro. E' un modo simpatico per condividere letture.
Eppoi c'è il segnalibro che serve a marcare il tuo apprezzamento per le 10 righe inserite da altri lettori. Ogni fine mese, verrà dato un premio agli utenti le cui 10 righe avranno ottenuto il maggior numero di segnalibri.
Da lunedì 26 ottobre ci sarà un Libro Incentivo a settimana per le 10 righe postate e più apprezzate (più segnalibri).
Potete scrivere le relative 10 righe o un commento nell’apposito spazio sotto la pagina di ciascun libro.
Diversi gli editori che aderiscono all'iniziativa: Elliot, Castelvecchi, Arcana, Ponte Alle Grazie e Salani, Fazi, Il Maestrale, Avagliano, Newton Compton, Edizioni Angolo Manzoni, Asengard, Reverdito, Bompiani, Vallecchi, Il Saggiatore, Testepiene, Sperling & Kupfer, Garzanti.
Scriviamo, leggiamo, commentiamo....
Come funziona? Dopo una velocissima registrazione, l'utente scrive le 10 righe che più sono piaciute tratte direttamente da un libro. E' un modo simpatico per condividere letture.
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Da lunedì 26 ottobre ci sarà un Libro Incentivo a settimana per le 10 righe postate e più apprezzate (più segnalibri).
(Ehm....ci gioco anch'io...votate votate! Aiutatemi a vincere il libro incentivo...)
Altro elemento davvero interessante sono le Prime pagine che contengono gli incipit e primi capitoli scaricabili di libri novità e anteprima, messi a disposizione dagli editori che hanno aderito ai giochi.
La mia lotta di Karl Ove Knausgard, del quale ho dato un assaggio proprio nel mio blog, è uno dei diversi libri di cui potete leggere in anteprima il primo capitolo.Altro elemento davvero interessante sono le Prime pagine che contengono gli incipit e primi capitoli scaricabili di libri novità e anteprima, messi a disposizione dagli editori che hanno aderito ai giochi.
Potete scrivere le relative 10 righe o un commento nell’apposito spazio sotto la pagina di ciascun libro.
Diversi gli editori che aderiscono all'iniziativa: Elliot, Castelvecchi, Arcana, Ponte Alle Grazie e Salani, Fazi, Il Maestrale, Avagliano, Newton Compton, Edizioni Angolo Manzoni, Asengard, Reverdito, Bompiani, Vallecchi, Il Saggiatore, Testepiene, Sperling & Kupfer, Garzanti.
Scriviamo, leggiamo, commentiamo....
19 ott 2010
L'uomo che guardava passare i treni
di Georges Simenon
"Non c'è una verità, ne conviene?"
E se io, proprio io, avessi deciso altrimenti?"Insomma, ho continuato a essere procuratore per abitudine, marito di mia moglie e padre dei miei figli per abitudine, perché non so chi ha deciso che così doveva essere e non altrimenti.
Lei non può immaginare fino a che punto, una volta presa questa decisione, tutto diventi più semplice. Non occorre più occuparsi di quel che è permesso o proibito, dignitoso o meno, corretto o scorretto."
Basterà il fallimento della ditta presso cui lavorava a scatenare in Popinga, uomo rispettabile, il desiderio di rompere gli schemi, comprare un biglietto di sola andata verso quelle mete a lungo agognate, quasi colpevolmente, ogni volta che guardava passare i treni...
Il desiderio di fuga da sè e dalle convenzioni era già presente in Popinga, lì in
"Per quarant'anni mi sono annoiato. Per quarant'anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci.
Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli."
"...quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori."L'assassino, un uomo qualsiasi. Questa l'inquietante tesi di Simenon che fa viaggiare il lettore nella testa dell'assasino ancor prima che si concretizzi l'idea del delitto, quando l'assasino era ancora un uomo qualsiasi, uno di noi.
Un romanzo da leggere, da assaporare e che lascia in bocca un retrogusto amaro.
Grande l'abilità di Simenon nel costruire la trama, proiettando di colpo la gente comune in una vicenda che la supera e la catapulta al di là del destino che si pensava già definito. E conduce il lettore per mano nel far toccare il fondo di questa nuova condizione tanto inattesa quanto probabile.
5 set 2010
L'ombra del vento
di Carlos Ruiz Zafòn
Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza....
(...) poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccagli davvero il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno.
Ambientato nella misteriosa Barcellona del 1945 è il racconto di un ragazzo che, venuto in possesso di un libro custodito nel Cimitero dei Libri Sepolti, sarà travolto dal mistero che avvolge il romanzo.
Daniel, il ragazzo che prenderà il libro maledetto, scoprirà man mano i segreti che riguardano il libro e il suo autore, Julian Carax e, soprattutto, constaterà l'inquietante parallelismo tra la propria vita e quella dell'autore maledetto.
Caduta anch'io, anche se mi fa onore una resistenza di quasi 9 anni essendo stato pubblicato nel 2001, nella trappola del tam-tam dei lettori, "del caso editoriale premiato da un incredibile successo di critica e pubblico in tutto il mondo" (ma come si fa a resistere a tanto?!), ora mi chiedo il perché di così tanto successo.
Bellissima l'idea del Cimitero dei libri Dimenticati, bella l'ambientazione in una Barcellona misteriosa e nebbiosa, apprezzabile una discreta costruzione storica, ma.. non c'è altro.
Prevedibile la trama, il gran mistero subito intuibile, personaggi così piatti da sembrare comparse, ad eccezione del barbone riabilitato che però viene così caricato di connotati caratterizzanti da venirne schiacciato. Sentimenti intrisi di melassa: amori impossibili ed eterni, amicizia tradita oppure assoluta, votata al martirio, vendetta cruenta e rabbiosa. Mancano dinamiche relazionali, evoluzioni dei personaggi, e in cambio ci sono tanti vuoti logici che rendono davvero improbabili personaggi e storie.
Mancano il talento, le armi del mestiere.
Eppure L'ombra del vento è piaciuto tanto e a tanti.
C'è qualcosa che mi sarà sfuggito o forse appartengo a quel minimo percentile impermeabile al fascino dei best-seller.
Resta tuttavia una lettura scorrevole, che non pretende grosso impegno dei neuroni cerebrali. Una lettura rilassante, da "sotto l'ombrellone", tra una nuotata e un bagno di sole.
9 mar 2010
Marcovaldo
di Italo Calvino
Ci sono libri che van bene a 10 anni così come a 40. Marcovaldo è uno di questi.
C'è tutta la vita in Marcovaldo: la povertà di un manovale che non riesce a sfamare la sua numerosa famiglia, il delirio del "divertimento" di massa, la corsa ipnotica al consumismo, l'incapacità di adattarsi al nuovo mondo urbano ostinandosi a cercare la natura anche dove mai potrebbe esserci, le prepotenze dei capi...
La prima pubblicazione di Marcovaldo risale alla vigilia del Natale del '63 con le bellissime tenere illustrazioni di Sergio Tofano, celebre illustratore de "Il Corriere dei Piccoli", anche se parte dei racconti erano già usciti con L'Unità.
Ci sono libri che van bene a 10 anni così come a 40. Marcovaldo è uno di questi.
Leggerlo è stato come scorrere le immagini di tavolette di fumetti, quelle di tanti anni fa. Anche i nomi dei personaggi delle 20 novelle sembrano appartenere ai fumetti di un tempo lontano: la moglie Domitilla, il vigile Tornaquinci, il capo-magazziniere Viligelmo, il dottor Godifredo... una galleria di personaggi buffi e reali, a metà strada tra il mondo reale e quello fantastico. Fiaba e realtà si intrecciano sapientemente nella scrittura leggera e veloce di un grande maestro qual è Calvino. Ogni novella inizia con buffo disincanto, come una favola per bambini, per finire poi con un melanconico umorismo che fa riflettere.
C'è tutta la vita in Marcovaldo: la povertà di un manovale che non riesce a sfamare la sua numerosa famiglia, il delirio del "divertimento" di massa, la corsa ipnotica al consumismo, l'incapacità di adattarsi al nuovo mondo urbano ostinandosi a cercare la natura anche dove mai potrebbe esserci, le prepotenze dei capi...Vita, filosofia, temi importanti, ma trattati con una leggerezza e una competenza stilistica raffinata ed elegante che fa di Calvino uno scrittore morale, mai moralista o ancora peggio propagandista, proprio come afferma Alberto Asor Rosa: " Lo scrittore morale non si pone il problema di dire qual è il bene e qual è il male.(...) Per me lo scrittore morale è quello che si limita a suggerire dei comportamenti e ad additare una linea di condotta."
La prima pubblicazione di Marcovaldo risale alla vigilia del Natale del '63 con le bellissime tenere illustrazioni di Sergio Tofano, celebre illustratore de "Il Corriere dei Piccoli", anche se parte dei racconti erano già usciti con L'Unità. Ecco un link all'ascolto di un frammento de "La villeggiatura in panchina" letto dal bravo Marco Paolini. Un ascolto che vi raccomando anche per le suggetive musiche di Taint con la tromba del grande Paolo Fresu.
Per l'ascolto: Marcovaldo letto da Paolini
Per leggere alcuni frammenti delle novelle frammenti di Marcovaldo
Un aneddoto riguardo Calvino e Borges Il silenzio di Calvino
Nel '72 a dei ragazzi di scuola media Calvino rispose così:
Un aneddoto riguardo Calvino e Borges Il silenzio di Calvino
Nel '72 a dei ragazzi di scuola media Calvino rispose così:
"Mi chiedete se Marcovaldo sono un po' io. Direi di sì, ma il fatto strano è che ho cominciato a sentirmi simile a Marcovaldo dopo aver scritto il libro. Quando lo scrivevo credevo che fosse un personaggio un po' buffo un po' triste ma molto diverso da me. Col passar degli anni invece..."
16 feb 2010
L'arte della gioia
di Goliarda Sapienza
E' la storia di Modesta, donna siciliana nata il 1° gennaio 1900 (la cui vita di emancipazione sta forse a rappresentare simbolicamente l'emancipazione della donna del '900?) sotto i peggiori auspici essendo nata in un ambiente degradato e poverissimo, ma che riesce a cambiare il proprio destino diventando ricca, colta e persino principessa.
...destino: una volontà inconsapevole di continuare quella che per anni ci hanno insinuato, imposto, ripetuto essere la sola giusta strada da seguire. (pag. 122)
Tutto il romanzo, le dinamiche relazionali, i fatti, i personaggi convergono sulla figura di Modesta dall'età di 4 anni fino alla soglia della vecchiaia.
L'arte della gioia ha acceso l'entusiasmo di molti critici, soprattutto francesi, spagnoli e tedeschi e in questi ultimi anni anche italiani.
E' stato paragonato al Gattopardo, è stato definito il grande romanzo italiano del Novecento, il che tutto sommato mi sembra davvero esagerato.
Bello il messaggio dell'emancipazione, della donna in particolare e dell'umanità in generale, attraverso la cultura; bellissima, quasi poetica la presenza e l'amore per il mare che danno corpo a delle pagine davvero suggestive; belli anche i passaggi narrativi nel passato, quello scivolare nei ricordi di Modesta.
Però il romanzo manca di quel carattere di universabilità e verità che, a mio avviso, fa di un testo bello un classico.
Sin dalle prime pagine Modesta è un personaggio esagerato, sopra le righe, troppo melodrammatico per essere credibile. Più un personaggio da soap opera che da grande romanzo classico. Poco più che bambina subisce lo stupro dal padre, mette fuoco alla madre e alla sorella sterminando l'intera famiglia, da ragazzina è responsabile della morte di due donne, guarda caso sue benefattrici, da giovane donna è la mandante di tre omicidi, da vera boss mafiosa e tutto questo senza che nessuno le chieda conto.
Del resto secondo Modesta "La felicità è un diritto" e bisogna avere "astuzia e crudeltà per lottare" (p.520).
Troppo precocemente calcolatrice e spietata, unica burattinaia in un mondo fatto di sbiadite comparse; un po' Rossella O'Hara per la sua civettuola capacità di cavarsela sempre manovrando la vita altrui, un po' Lady Chatterley per il legame erotico con il gabbellotto Carmine alle sue dipendenze.
Noiosissimi i lunghi dialoghi che in realtà non sono altro che tediosi monologhi, in quanto non c'è dialettica, non ci sono dinamiche relazionali, in realtà sono solo un infelice mezzo per fare propaganda del proprio credo.
L'arte della gioia è un bellissimo titolo, ma poco coerente: non ci si può esercitare nell'arte della gioia se non si ama con passione qualcuno o qualcosa. E Modesta non ama nessuno, non dà gioia, ubbidisce solo alla volontà del suo corpo a costo anche della vita altrui. Il mestiere di campare sarebbe stato un titolo più onesto.
Comunque questo romanzo ha il pregio di non lasciare indifferenti, sia che lo si ami sia che non lo si apprezzi resta tuttavia un libro che spinge il lettore a prendere comunque una posizione.
27 nov 2009
SETA
di Alessandro Baricco
Una lettura dolce e impalpabile come la seta di cui parla. E altrettanto inconsistente. Che non lascia alcun segno, scivola via dai ricordi, senza far rumore. Come seta, appunto.
"Ogni tanto , nelle giornate di vento, Hervé Joncour scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacchè, disegnato sull'acqua, gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita."
Baricco è bravo, non c'è dubbio. E' bravo ad usare le parole, conosce il mestiere. Peccato che al lettore non resti nulla. Parole, parole, parole, soltanto parole.
E poi quella lettera che spiazza e confonde. Una lettera che vibra di un'eterea carnalità; ma che sa tanto di finale a grande effetto, messo lì giusto per spiazzare il lettore.
Del libro è stato tratto il film omonimo nel 2007. Vale la pena di vederlo per la stupenda fotografia, per i paesaggi esotici, eterei, per i movimenti così lenti che fanno tanto Oriente e i bellissimi primo piano sui giovani protagonisti.
Una lettura dolce e impalpabile come la seta di cui parla. E altrettanto inconsistente. Che non lascia alcun segno, scivola via dai ricordi, senza far rumore. Come seta, appunto.
"Ogni tanto , nelle giornate di vento, Hervé Joncour scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacchè, disegnato sull'acqua, gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita."
Baricco è bravo, non c'è dubbio. E' bravo ad usare le parole, conosce il mestiere. Peccato che al lettore non resti nulla. Parole, parole, parole, soltanto parole.
E poi quella lettera che spiazza e confonde. Una lettera che vibra di un'eterea carnalità; ma che sa tanto di finale a grande effetto, messo lì giusto per spiazzare il lettore.
Del libro è stato tratto il film omonimo nel 2007. Vale la pena di vederlo per la stupenda fotografia, per i paesaggi esotici, eterei, per i movimenti così lenti che fanno tanto Oriente e i bellissimi primo piano sui giovani protagonisti.
16 ott 2009
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
di Robert Louis Stevenson
ovvero la tragica indissolubilità tra Bene e Male nella natura di ognuno di noi.
E' questa la grande scoperta di Stevenson, la grande dannazione laica, l'impossibilità di tenere separate le due entità dell'animo umano.
"Benché profondamente duplice, io non ero affatto un ipocrita; tutt'e due i miei lati erano estramamente sinceri; io ero sempre me stesso, sia che mettessi da parte qualsiasi riserbo e sprofondassi nella vergogna, sia che mi affaticassi, alla luce del gorno, per il progresso della scienza o per il sollievo dai dolori e dalle sofferenze."
"L'uomo non è in verità unico, ma duplice...
Era la maledizione del genere umano, il fatto che quei due elementi contrastanti fossero così legati insieme, che nel seno agonizzante della coscienza, questi due poli dovessero essere in continua lotta."
Questo il fulcro tematico del libro, ancora più sorprendente se consideriamo i tempi in cui fu pubblicato: 1886, nel pieno dell'epoca vittoriana con tutti i suoi pregiudizi e perbenismi.
Leggere questo piccolo capolavoro è stato davvero un piacere.
La struttura narrativa, la suspence, le atmosfere opache e poi quella descrizione dello sdoppiamento del dottor Jekill in mr Hyde ( = nascondere)che fa parte dell'immaginario di ogni lettore occidentale, ne fanno un capolavoro.
11 ott 2009
Il buio oltre la siepe
di Harper Lee
Ci sono libri di cui abbiamo "bisogno", libri che devono entrare nella vita di ognuno di noi e aiutarci a far propri i valori di una società civile.
Il buio oltre la siepe è uno di quei libri e non mi stupisce che in America sia il libro più letto dopo la Bibbia, nè che il sindaco di Chicago nel 2001 abbia acquistato migliaia di copie da distribuire nelle biblioteche invitando i cittadini a leggerlo.
E' stato scritto nel 1960, nel periodo segregazionista degli USA segnando il salto dal periodo buio razzista alla fase civile.
Narra la storia di un giovane nero che viene accusato della violenza su una ragazza bianca. Un avvocato, Atticus Finch, riesce a dimostrare la sua innocenza, ma il giovane viene ugualmente condannato e ucciso in un tentativo di fuga.
La voce narrante è quella della piccola Scout, figlia di Atticus e che farà da collante tra il mondo pieno di ipocrita e viziato da pregiudizi degli adulti e quello puro e autentico dei bambini.
E' un romanzo che tratta di razzismo, povertà, differenza di genere, di violenza, di amore, di relazioni fra persone nella società, di dicotomia tra apparenza e sostanza, tra vero e falso.
Con un linguaggio ironico e nello stesso tempo pietoso, divertente e commovente, riviviamo il mondo dell'infanzia che è in ognuno di noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, con il suo percorso di crescita.
"Prima di tutto"- disse, "voglio insegnarti un semplice trucco, Scout, e se lo imparerai andrai molto più d'accordo con tutti: se vuoi capire una persona, devi cercare di considerare le cose dal suo punto di vista.."
E ancora
"Figliolo...volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succede."
Giusto un assaggio della grandezza di questo libro.
Un libro fondamentale per la cultura americana ( e a proposito mi piacerebbe conoscere il parere di qualche statunitense che per sbaglio leggesse queste povere righe...) e che oggi difronte al nostro razzismo europeo, alle accuse affrettate verso i diversi, alle aggressioni contro gli stranieri, oggi sentiamo il "bisogno" di metterlo nelle mani dei nostri ragazzi.
28 set 2009
Per questo mi chiamo Giovanni
di Luigi Garlando
"Papà entrò in camera mia dopo cena. Seduto alla scrivania, stavo ripassando la lezione di storia. Eravamo arrivati a Garibaldi che libera tutta la mia Sicilia, poi a un certo punto riceve una lettera e risponde Obbedisco. Solo quello: Obbedisco. Era un punto che non mi risultava chiarissimo: perché doveva fermarsi e tornare indietro, visto che continuava a vincere battaglie su battaglie? Probabilmente, quando la maestra l’aveva spiegato in classe, mi ero distratto."
Inizia così un libro affascinante e commovente, destinato a lettori giovanissimi, ma consigliato a tutti.
Attraverso la gita di un giorno per le vie di Palermo, un papà spiega al propro figlio, nato il giorno della strage di Capaci, 23 maggio 1992, perché fra tanti nomi ha scelto di chiamarlo proprio Giovanni. Tappa dopo tappa, si percorre la storia della vita di Giovanni Falcone e della sua lotta alla mafia. Usando un linguaggio nitido semplice, ricco di immagini e metafore che fanno presa sul giovane lettore, la mafia non è un concetto astratto, ma una realtà invisibile e nello stesso presente da combattere sin da ragazzi. Il mafioso è anche il bullo della scuola.
Il mostro può essere sconfitto solo da chi non accetta la sua legge ingiusta, fin dall'inizio. E' da piccoli che bisogna cominciare a dire no alla mafia.
Anche tu puoi già combattere la battaglia di Giovanni e farlo vincere. Se non accetti le ingiustizie, se difendi chi le subisce.
Questo il messaggio di speranza, l'appello rivolto ad ognuno di noi, l'eredità ricevuta da un uomo che, in nome dell'ideale della giustizia, ha dedicato tutta la sua vita a risvegliare la speranza. Falcone ha vinto nonostante Capaci perchè ha dato la speranza. La speranza di un riscatto senza precedenti. Quella speranza che padroneggia nei tanti biglietti e lettere appese sull'albero in via Notarbartolo numero 23, la casa di Giovanni e Francesca Falcone.
Giovanni Falcone amava dire "Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini".
I ragazzi hanno gambe forti e tanta strada da fare, possono portare avanti le idee più degli altri.
Mi auguro che questo libro venga molto letto e commentato, nelle scuole, nelle famiglie. Perchè la mafia va combattuta subito, senza aspettare di diventare grandi. Perchè a forza di accettare l'ingiustizia, non vedrai più l' ingiustizia
A Falcone, Borsellino e a tutti gli uomini che come loro hanno scelto di vivere da uomini e per questo ne hanno pagato il prezzo fino alle estreme conseguenze, va tutta la nostra profonda gratitudine. A noi resta però l'impegno di onorare la loro morte, ogni giorno. Giorno dopo giorno.
Per chi voglia saperne di più mi piace segnalare la Fondazione Falcone, nata per volontà dei familiari e tesa a coalizzare tutte le energie positive che in qualsiasi parte del mondo siano disponibili per sradicare dalla società la cultura mafiosa. Questo è l'obiettivo primario della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, un progetto di educazione alla legalità.
Per chi voglia saperne di più mi piace segnalare la Fondazione Falcone, nata per volontà dei familiari e tesa a coalizzare tutte le energie positive che in qualsiasi parte del mondo siano disponibili per sradicare dalla società la cultura mafiosa. Questo è l'obiettivo primario della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, un progetto di educazione alla legalità.
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