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30 nov 2011

La mia recensione pubblicata su "Corriere della Sera"



Una gioia inaspettata, autostima alle stelle...per un po'.
Bella emozione leggere la propria recensione sul supplemento culturale del Corriere della Sera "La Lettura".





pagina 20 de "La Lettura" del Corriere della Sera del 27 novembre 2011

































In fondo a sinistra , nell'angolo de "La recensione dei lettori" è stata pubblicata la mia recensione di "Cecità" di Saramago, già postato in questo blog qualche tempo fa. Qui il post
Una bellissima sorpresa di una domenica mattina di fine autunno.

7 ott 2010

Mario Vargas Llosa: il fuoco intellettuale

Mario Vargas Llosa
Il Nobel per la Letteratura 2010 è stato assegnato a Mario Vargas Llosa.
Settantaquattro anni, scrittore e critico letterario peruviano che ha esplorato nei suoi lavori la corruzione della politica sudamericana e la dittatura.
A questo proposito non sarebbe male rileggere un suo articolo su La Stampa di qualche anno fa riguardo la corruzione del nostro Paese...
Ritornando alle motivazioni del premio:  « riconoscimento per la sua cartografia del potere e per le sue affilate descrizioni della resistenza, ribellione e sconfitta dell'individuo».


Un giovane Vargas Llosa con Pablo Neruda
 "Es una gran alegría que comparto con mis amigos". Questo il commento dello scrittore.


Llosa con sua moglie Patricia, José  Donosa con sua moglie Pilar Serrano, Mercedes Barcha, moglie di Gabriel Garcìa Marques e Gabriel Garcìa Marques

Ed è una gioia anche per noi comuni lettori che questo prestigioso riconoscimento venga finalmente dovuto a un romanziere vero, a un grande narratore.
Héctor Abad Faciolince scrive un bell'articolo su El Paìs di oggi e afferma che Vargas Llosa illumina con l'intelligenza, tocca con la sensibilità, schiaccia  con l'ampiezza delle sue conoscenze, e in sintesi, si rivela uno scrittore, un intellettuale e un essere umano completo.

E noi, comuni lettori, condividiamo.
Vargas Llosa con Saramago

20 ago 2010

Tengo los años necesarios para gritar lo que pienso...


Oggi compio gli anni. Non sempre amo festeggiarli, ma spero sempre che le persone a me più care facciano a gara per augurarmi BUON COMPLEANNO. E se poi non arriva la telefonata di qualcuno che vive lontano, allora sì che ci resto male. Ma oggi voglio dedicarmi questo augurio scritto da un grande.
Frecuentemente me preguntan que cuántos años tengo... ¡Qué importa éso!


Tengo la edad que quiero y siento. La edad en que puedo gritar sin miedo lo que pienso. Hacer lo que deseo, sin miedo al fracaso, o lo desconocido. Tengo la experiencia de los años vividos y la fuerza de la convicción de mis deseos.

¡Qué importa cuántos años tengo! No quiero pensar en ello. Unos dicen que ya soy viejo y otros que estoy en el apogeo.

Pero no es la edad que tengo, ni lo que la gente dice, sino lo que mi corazón siente y mi cerebro dicte.

Tengo los años necesarios para gritar lo que pienso, para hacer lo que quiero, para reconocer yerros viejos, rectificar caminos y atesorar éxitos. Ahora no tienen por qué decir: Eres muy joven... no lo lograrás.

Tengo la edad en que las cosas se miran con más calma, pero con el interés de seguir creciendo. Tengo los años en que los sueños se empiezan a acariciar con los dedos, y las ilusiones se convierten en esperanza.

Tengo los años en que el amor, a veces es una loca llamarada, ansiosa de consumirse en el fuego de una pasión deseada. Y otras un remanso de paz, como el atardecer en la playa.

¿Qué cuántos años tengo? No necesito con un número marcar, pues mis anhelos alcanzados, mis triunfos obtenidos, las lágrimas que por el camino derramé al ver mis ilusiones rotas... Valen mucho más que eso.

¡Qué importa si cumplo veinte, cuarenta, o sesenta! Lo que importa es la edad que siento.

Tengo los años que necesito para vivir libre y sin miedos. Para seguir sin temor por el sendero, pues llevo conmigo la experiencia adquirida y la fuerza de mis anhelos.

¿Qué cuantos años tengo? ¡Eso a quién le importa!

Tengo los años necesarios para perder el miedo, y hacer lo que quiero y siento.

 

9 giu 2009

elezioni 2009


Questa vignetta di Giannelli mi è piaciuta tanto... decisamente eloquente.


Trascrivo alcune considerazioni di José Saramago postate sul suo blog all'indomani delle elezioni europee.
C'è poco da commentare, ahimè.

"Già altre volte mi sono chiesto verso dove si dirigesse la sinistra, e oggi ho la risposta: lì da qualche parte, umiliata, a contare i miseri voti raccolti e a cercare le cause della loro esiguità. Quella che è arrivata ad essere, in passato, una della più grandi speranze dell’umanità, capace di mobilitare le volontà facendo semplicemente appello a quello che di migliore caratterizzava l’essere umano, e che col passare del tempo è riuscita a creare i cambiamenti sociali e i proprio errori, le sue stesse perversioni interne, ogni giorno più lontana dalle promesse originarie, assomigliando sempre di più agli avversari e ai nemici, come se fosse l’unica maniera per farsi accettare, ha finito per ridursi in pantomima di se stessa, in cui concetti di altre epoche sono stati utilizzati per giustificare azioni che questi stessi concetti combattevano.
Scivolando progressivamente verso il centro, azione proclamata dai suoi promotori come la dimostrazione di una genialità tattica e di una modernità inappagabile, la sinistra sembra non aver capito che si stava avvicinando alla destra.
Se, nonostante tutto, è ancora capace di imparare dalle lezioni, questa appena presa vedendo la destra superarla in tutta Europa, dovrà interrogarsi, rispetto a ciò che resta delle loro proposte, sulle cause profonde dell’allontanamento indifferente delle sue fonti naturali d’influenza, i poveri, i bisognosi, ma anche i sognatori.
Non è possibile votare a sinistra se la sinistra ha smesso di esistere."

29 mag 2009

Al rogo Saramago

Einaudi non pubblicherà Il quaderno, il libro che raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese José Saramago, pre­mio Nobel per la letteratura nel 1998 perché diffama Silvio Berlusconi.
Il libro di Saramago– premio Nobel per la letteratura nel 1998 – si intitola Il quaderno, e raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese (alcuni scritti sono riportati nel mio blog...).
Di questa scelta ne dà notizia L'Espresso: “La nuova opera contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario”.
Josè Saramago è presente nel catalogo dell’Einaudi con ben venti titoli. Il quaderno invece sarà pubblicato da Bollati Boringhieri.
Al di là delle considerazioni politiche su Silvio Berlusconi e sui giudizi che Saramago esprime – volenti o nolenti Berlusconi è il nostro presidente del consiglio – è triste pensare che un autore come Saramago venga rifiutato perché “sgradito ad un uomo di potere”.
Ho sempre amato i libri dell’Einaudi: però, se la linea editoriale di una grande casa editrice è quella di ricorrere all’indice, il futuro non porta nulla di buono.
Per dirla con Mario Portanova su L’Espresso:

"Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante."

Saramago commenta:

«Dev’essere duro vivere quando il potere politico e quello imprenditoriale si riuniscono.
Non invidio la sorte degli italiani, però in­fine è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo».

22 mar 2009

Cecità

di José Saramago
In una città senza nome, in un giorno qualunque ad un semaforo scatta il verde. Un’auto, però, non riesce a partire, il conducente all’improvviso non vede più.
Inizia così uno dei romanzi più forti e difficili dello scrittore portoghese José Saramago “Cecità”, un incubo a occhi aperti, un romanzo spiazzante, il cui titolo originale “Ensaio sobre a Cegueira” rimanda al suo aspetto saggistico: uno studio sui comportamenti degli esseri umani in situazioni di estrema difficoltà e paura. E infatti “Cecità” è un saggio sul degrado umano, un percorso angoscioso che condurrà all’ inferno, scendendo tutti i gradini dell’indignità, fino all’abiezione
dove il senso della vita andrà perso, dove la dignità, l’etica, il rispetto verranno calpestati .
I personaggi sono individui senza nome, senza identità, destinate a rimanere tali fino alla fine del libro: il primo cieco, il medico e la moglie, la ragazza dagli occhiali scuri, il ragazzino strabico, il vecchio dall’occhio bendato.
La speranza viene affidata all’unica persona, una donna, che non si lascia guidare dalla paura e dall’irrazionalità, perché la privazione della vista è in un certo senso la privazione della ragione.
La moglie del medico, i cui occhi non sono stati colpiti dalla cecità bianca ha il compito di guidare gli altri, verso la libertà e verso una nuova vita; compito che si rivelerà difficile, perché i suoi occhi prenderanno coscienza degli orrori in cui i ciechi saranno costretti a vivere.
Un libro intenso, di non facile lettura, anche perché la scrittura impegna il lettore in una costante concentrazione.
Chiudendo le inquietanti pagine del libro sentivo il bisogno, la necessità di aria pulita, dei colori, della vita. Dopo Cecità, infatti, leggerò Dona flor e i suoi due mariti.....di Amado

15 mar 2009

la democrazia in un taxì

di José Saramago
L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche con il soprannome de ‘il Cavaliere’, ha appena partorito nel suo privilegiato cervello un’idea che lo colloca in maniera definitiva in testa al plotone dei grandi pensatori politici. Lui vuole che, per ovviare ai lunghi, monotoni e duraturi dibattiti e per snellire le procedure tra le camere, senato e parlamento, siano i capigruppo parlamentari a esercitare il potere di rappresentanza, facendola finita allo stesso tempo col peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non apre bocca durante tutta la legislatura, se non per sbadigliare. A me, devo ammetterlo, sembra un’ottima idea. I rappresentanti dei maggiori partiti, tre o quattro, diciamo, si riunirebbero in un taxi diretto a un ristorante dove, a ridosso di un lauto pasto, prenderebbero le decisioni del caso. Dietro si porterebbero, ma a bordo di una bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, che mangerebbero al bancone, nel caso in cui ci sia, o in un bar nelle vicinanze. Niente di più democratico. Sulla strada si potrebbe anche cominciare a pensare a come liquidare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici chiamati parlamento e senato, fonti di continue discussioni e grosse spese che non aiutano il popolo. Di riduzione in riduzione scommetto che arriveremmo all’ágora dei greci. Chiaro, con l’ágora, ma senza greci. Mi diranno che non bisogna prendere sul serio questo Cavaliere.
Sì, ma il pericolo è che si finisca per non prendere sul serio quelli che lo eleggono
Saramago

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