24 nov 2010

E' la neve

Oggi la piccola di casa mi ha letto una sua poesia.
Bellissima, candida come la sua tenera età, dolce come l'innocenza dei suoi nove anni.
E qui, ancora una volta, l'orgoglio di mamma è stato pienamente appagato.

Illustrazione di Linda Bronson
 

 E' la neve

E' la neve
fredda pallida
lenta incomincia a cadere
avvolge raffredda
incanta
imbianca città.

E cristalli bianchi
scivolano
fioccano dal cielo
candidamente

E nevica.

                                                                                  Alessandra

13 nov 2010

Coming back home/2

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
ma adesso forse ti puoi riposare
un bagno caldo e qualcosa di fresco
da bere e da mangiare

ti apro io la valigia mentre tu resti li
e piano piano ti faccio vedere
c'erano solo quattro farfalle
un po' più dure a morire ...

Adesso tì puoi riposare.
Hai salito scale, girato angoli, a volte camminato nel buio, nell'incerto. Ora è tempo di prendere fiato, disfare le valigie.
Sei partita ancora bambina con uno zaino rosso sulle spalle e una valigia troppo pesante da sollevare.
Non c'era mai tempo per salutarti come avrei voluto. Abbracci rubati, soffocati, spezzati da porte di treni  che ti strappavano da me.
Il  tuo sguardo da cerbiatto un pò spaventato mi parlava più della tua bocca determinata. 
Tornavi con odori nuovi, profumi di case nuove, a me estranee.
Tornavi come una meteora, la tua valigia sempre aperta accanto al letto, mai completamente disfatta, pronta per una nuova partenza, un viaggio nuovo.
 
Ma adesso, forse, ti puoi riposare.
 
Ti ho visto mettere ordine nel tuo armadio, riporre libri, appendere quadri, sistemare abat-jour, archiviare documenti.
Ti ho visto disfare la valigia.
Ti ho aspettato e sei tornata, Anna.

7 nov 2010

Pier Paolo Pasolini

Dal Diario 1945-47


Pier Paolo Pasolini
Come un naufrago incolume mi volgo
e vedo, inteneriti dal passato,
alle mie spalle, oceani di rare
viole, di silenziose primule.
E' già un sogno lontano più del cielo
il paesaggio di germogli azzurri
che il trasparente Aprile intiepidiva.

Il tempo è dileguato senza moto:
le farfalle che volano pudiche,
i fiori violenti, l'irta quiete...

 E so ancora atterrirmi ad un accento
 che disaccordi con la fioca musica
 dei campi? Alzare il capo, puerilmente, 
                                                    angosciato dai baratri celesti

 tra i veli tranquilli delle nuvole?
 Se l'iroso usignolo nell'azzurro
arido, esala i suoi canti diurni,
lo ascolto ardente, ma non ho spera
Io non sogno, son veglio...

 Pier Paolo Pasolini

5 nov 2010

O tempora o mores!

Mi ero ripromessa di non cascarci. Nulla su misterB. perché, per coerenza, meriterebbe almeno un post alla settimana, (quale fonte inesauribile!) e così monopolizerebbe tutto il mio misero blog.

disegno di Frassetto
 Ma un dubbio mi assale: nel declino del reuccio sole peseranno di più, nel futuro, i festini nei luoghi di potere o la crisi economica che continua a svuotare le tasche e i salvadanai di noi poveri mortali?
Nei libri di scuola ricorderanno più le avvenenti e previdenti minorenni, le tante Ruby, Naomi...o piuttosto le imprese che chiudono, gli operai in cassa integrazione, l’inerzia, l’inazione sulla crescita del Paese che, privilegiando «il passato rispetto al futuro esclude dalla valutazione del benessere la visione di coloro per cui il futuro è l’unica ricchezza: i giovani» così come afferma il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, nella lezione magistrale che si è tenuta oggi ad Ancona?
Altro amletico dubbio: nel nostro Paese non esiste altra dinamica sociale oltre al velinismo?
Certo, non è un reato arricchirsi, desiderare di vivere nel lusso e oggi la firma, la griffe l'ostentazione dei beni di lusso sembrano esorcizzare la povertà e...l'anonimato. Un vero talismano contro la povertà.
Ma oggi non esiste nessun  ascensore sociale: i poveri restano o diventano sempre più poveri a meno che...si è di belle e fresche fattezze e soprattutto disposti ad avvicinarsi al potere o meglio ad entrare nelle camere del potere.
O tempora o mores...che tempi, che modi signora mia!

31 ott 2010

Facciamo un gioco: un incipit al mese


Sarà che... si sente nell'aria, sarà... il tam tam dai vari blog su libri e letture, sarà perché...semplicemente mi piace l'idea, con quest post voglio dare inizio a un gioco: un post per un incipit al mese. Traduco: all'inizio di ogni mese pubblicherò un post dove trascriverò l'incipit del libro che ho in lettura.
Sarebbe interessante se poi qualcuno volesse trascrivere l'incipit del proprio libro in lettura nella sezione commenti e/o  lasciare un link verso il proprio post. Chiaramente recensioni, opinioni, commenti riguardo i libri in questione arricchirebbero notevolmente il gioco.
Il premio? L'opportunità di assaggiare libri  anche di un genere diverso dalle nostre abitudini e magari invogliarne la lettura.
A che pro trascrivere l'incipit di un romanzo?
Perché l'incipit è "l'esplosione semantica che genera e avvia il cosmo romanzesco e ci consente di individuarne i caratteri, di intuire panorami e sviluppi futuri" e questo "avviene non appena leggiamo le prime dieci o venti righe". da Wikipedia
Nel leggere infatti la prima pagina noi non veniamo a conoscenza, ovviamente, di tutto il romanzo, ma ci creiamo dei percorsi mentali lungo i quali orienteremo la nostra lettura, così come facciamo in libreria quando sfogliamo un libro prima di sceglierlo, comprarlo.

Iniziamo, dunque.

Novembre - primo incipit da  "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa


 Penso a volte che non uscirò mai da questa Rua dos Douradores. e se lo scrivo, mi sembra l'eternità.
Il viaggio dentro la testa
Dal mio quarto piano sull'infinito, nella plausibile intimità della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull'inizio delle stelle, i miei sogni si muovono con l'accordo di un ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi a paesi ignoti, o ipotetici, o semplicemente impossibili.
.
Fernando Pessoa,  Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares,  traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi, Universale Economica Feltrinelli

Questo il mio incipit. A voi la palla....

30 ott 2010

Scrivi dieci righe...leggi, commenta.

Segnalo volentieri questo sito: diecirighedailibri progettato per invogliare alla lettura. Un sito per leggere, scrivere, commentare.
Come funziona? Dopo una velocissima registrazione, l'utente scrive  le 10 righe che più sono piaciute tratte direttamente da un  libro. E' un modo simpatico per condividere letture.
Eppoi c'è il segnalibro che serve a marcare il tuo apprezzamento per le 10 righe inserite da altri lettori. Ogni fine mese, verrà dato un premio agli utenti le cui 10 righe avranno ottenuto il maggior numero di segnalibri.
Da lunedì 26 ottobre ci sarà un Libro Incentivo a settimana per le 10 righe postate e più apprezzate (più segnalibri).
(Ehm....ci gioco anch'io...votate votate! Aiutatemi a vincere il libro incentivo...)
Altro elemento davvero interessante sono le Prime pagine che contengono gli incipit e primi capitoli scaricabili di libri novità e anteprima, messi a disposizione dagli editori che hanno aderito ai giochi.
  La mia lotta di  Karl Ove Knausgard, del quale ho dato un assaggio proprio nel mio blog, è uno dei  diversi libri di cui potete leggere in anteprima il primo capitolo.
Potete scrivere le relative 10 righe o un commento nell’apposito spazio sotto la pagina di ciascun libro.
Diversi gli editori che aderiscono all'iniziativa: Elliot, Castelvecchi, Arcana, Ponte Alle Grazie e Salani, Fazi, Il Maestrale, Avagliano, Newton Compton, Edizioni Angolo Manzoni, Asengard, Reverdito, Bompiani, Vallecchi, Il Saggiatore, Testepiene, Sperling & Kupfer, Garzanti.
Scriviamo, leggiamo, commentiamo....

19 ott 2010

L'uomo che guardava passare i treni

di Georges Simenon

"Non c'è una verità, ne conviene?"

Questa l'amara conclusione di Kees Popinga, un uomo qualsiasi che un bel giorno un imprevisto qualsiasi fa deragliare dai binari rassicuranti di una vita normale e lo catapulta negli abissi del suo io.
"Insomma, ho continuato a essere procuratore per abitudine, marito di mia moglie e padre dei miei figli per abitudine, perché non so chi ha deciso che così doveva essere e non altrimenti.
E se io, proprio io, avessi deciso altrimenti?
Lei non può immaginare fino a che punto, una volta presa questa decisione, tutto diventi più semplice. Non occorre più occuparsi di quel che è permesso o proibito, dignitoso o meno, corretto o scorretto."
Basterà il fallimento della ditta presso cui lavorava a scatenare in Popinga, uomo rispettabile, il desiderio di rompere gli schemi, comprare un biglietto di sola andata verso quelle mete a lungo  agognate, quasi colpevolmente, ogni volta che guardava passare i treni...

"Per quarant'anni mi sono annoiato. Per quarant'anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci.
Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli."
Il desiderio di fuga da sè e dalle convenzioni era già presente in Popinga, lì in
"...quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori."
L'assassino, un uomo qualsiasi. Questa l'inquietante tesi di Simenon che fa viaggiare il lettore nella testa dell'assasino ancor prima che si concretizzi l'idea del delitto, quando l'assasino era ancora un uomo qualsiasi, uno di noi.
Un romanzo da leggere, da assaporare e che lascia in bocca un retrogusto amaro.
Grande l'abilità di Simenon nel costruire la trama, proiettando di colpo la gente comune in una vicenda che la supera e la catapulta al di là del destino che si pensava già definito. E conduce il lettore per mano nel far toccare il fondo di questa nuova condizione tanto inattesa quanto probabile.

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